L'Anfiteatro Romano Augusteo
L ’Anfiteatro augusteo lucerino risale al I secolo dell’Impero. Esso è senz’altro
il più vasto Anfiteatro romano dell’Italia meridionale.
Come appare dall’epigrafe dedicatoria dell’architrave delle porte di accesso alla cavea, il monumento
venne fatto costruire su proprio terreno e a proprie spese dal prefetto dei fabbri, tribuno militare, duoviro e pontefice
Marco Vecilio Campo in onore dell’imperatore Ottaviano, in occasione del conferimento a questi, da parte del
Senato di Roma, del titolo di Augusto (27 a.C.) e in onore della fedele colonia romana di Lucera, antica ed opulenta
roccaforte militare, già antisannitica ed antipunica.
L’Anfiteatro è dotato di due maestosi portali di accesso di pianta ellittica , esso venne
concepito come un luogo di svago, venendo dapprima adibito a spettacoli ginnici, lotte di gladiatori,
cacce alle fiere, esecuzioni capitali e, probabilmente a naumachìe, cioè finte battaglie
navali.
Venne devastato nel 663 ad opera delle truppe di Costante II durante la distruzione che la città (chiamata
Costantiniana) ebbe a soffrire. I suoi resti, vennero infine utilizzati da Federico II nella costruzione
del suo Palazzo imperiale (1233).
Principali elementi d’arte dell’edificio sono i due magnifici portali collocati agli sbocchi
dei corridoi Costruiti in pietra d’Apricena e perfettamente identici nella struttura, essi constano
di due colonne dai capitelli in puro stile eolico, sormontate da un poderoso architrave e da un frontone
triangolare , le cornici si presentano ricche di figurazioni simboliche (aquile, serpenti, sfingi) alle
quali si mescolano eleganti motivi floreali, sobrie figurazioni religiose ed altri elementi comuni alla
mitologia classica. Di notevole suggestione architettonica è anche la vasta arena, in cui è ricavato
il complesso dei carceres, grotte che servivano per la raccolta delle fiere. Adiacenti all’edificio
vi sono i resti degli spoliaria: in cui trovavano soccorso i combattenti feriti; dove venivano sepolti.
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